Sapore e sapere

Obesity day. Il punto di vista di una nata sovrappeso

Chi si occupa di cibo sa che, durante il mese di ottobre, il calendario suggerisce due importanti giornate di sensibilizzazione, il cui obiettivo è consigliare e orientare verso un consumo sobrio e consapevole delle risorse alimentari:

Obesità e povertà sono le facce di una stessa medaglia, quella che racconta gli squilibri economici, sociali, esistenziali dei più deboli. Debole è chi non ha e chi non può scegliere, i bambini, per esempio.

Non voglio annoiarvi con numeri o piramidi alimentari, perché esperti e giornalisti faranno certamente la loro parte. Vi racconterò la mia storia. A 13 anni pesavo 85 Kg. Sono alta, anzi bassa, 1,55 mt. Ero quindi un adolescente obesa, sovrappeso. Una palletta apparentemente felice.

Non giocavo, leggevo e studiavo. Qualunque attività fisica mi faceva orrore, sottolineava la diversità tra i miei goffi movimenti e quelli leggeri dei coetanei. I miei non avevano gli strumenti culturali per intervenire, cosicché la storia continuò, nel senso sbagliato, per qualche anno, sino a quando, fortunatamente, mi accorsi di essere una donna, con tutto ciò che segue.

Iniziò la pratica ascetica delle diete interminabili, i sogni frequentati da bignè e paste asciutte. 🙂 Riuscii a perdere 35 chili.  Rimase, indelebile, il rapporto conflittuale con una fisicità che, volutamente dimenticata, ha condizionato molti aspetti della mia vita sociale.

L’età della consapevolezza aiuta a leggere la propria storia e a darsi delle regole praticabili, per cui si abbandona la parola dieta per seguire semplicemente un migliore stile di vita. Non sono diventata un’asceta, ho cambiato il mio modo di cucinare, mangio meno e più spesso. Se ho voglia di dolce, mi concedo un pezzetto di cioccolato fondente, una mela al fornocammino quando posso. 🙂

Oggi tutti noi abbiamo le informazioni necessarie per scegliere se trangugiare montagne di schifezze, quelle che, in gergo, definiamo junk food, o nutrirci con alimenti in grado di apportare i giusti valori nutrizionali. Ora, senza demonizzare una conviviale, ma occasionale, mangiata, sarebbe opportuno essere frugali, sobri nel consumare i pasti quotidiani e offrire ai più piccoli esempi di corretta alimentazione e buona relazione con il gusto. Cucinare è un atto di amore, così come educare a un consumo “povero” e consapevole delle risorse alimentari, senza stress e predicozzi estemporanei. Voglio salutarvi con questo breve brano, tratto da Il pane di ieri di Enzo Bianchi:

(…) Nè posso dimenticare i comandamenti che venivano insegnati a noi piccoli e che dovevamo imparare a memoria come un decalogo laico, umano, che ci avrebbe assicurato salute e gioia: “Mangiare solo se si ha fame; mangiare quel che piace e che non fa male; mangiare con calma, non come le oche; alzarsi da tavola con un po’ di fame, a tavola cercare di stare allegri” … Sapienza straordinaria, che però confesso di non aver assimilato interamente e che quindi mi suscita un certo senso di colpa nel rievocarla. (Il pane di ieri, Enzo Bianchi, ed. Einaudi, pag. 31).

Scusatemi se ho fatto un po’ di morale. Vi segnalo, se volete documentarvi, i siti ufficiali dedicati a: World obesity day e alla prossima giornata mondiale dell’alimentazione. Buona giornata!

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